Vita da hostess

  • On 26 Febbraio 2020
La copertina dell’edizione italiana del libro di Marina Iuvara
di Stefano Campolo

“Vita da hostess – il mondo è la mia casa” di Marina Iuvara torna a presentarsi ai lettori in una nuova veste editoriale pubblicato da Oakmond Publishing, casa editrice tedesca. Il libro, uscito per la prima volta nel 2013 da Robin, è stato oggetto di un profondo restyling narrativo che pur lasciandone immutata la valenza innovativa nel raccontare il mondo degli assistenti di volo visto dall’interno ne ha valorizzato la trama, oltre che privilegiato e arricchito di nuovi argomenti.

Protagonista del libro è una hostess, personaggio immaginario nelle sue vicissitudini, ma non nelle sue esperienze, e la sua vita trascorsa incessantemente tra i cinque continenti.

Nel suo accattivante e avvincente percorso, dal primo volo in poi, la protagonista – di nome Anna– trasporta il lettore in un mondo molto spesso immaginato, talvolta intuito in alcuni suoi aspetti, ma mai compreso fino in fondo per la semplice ragione che è impossibile riuscirci, per chi non lo conosce.

E tutto questo lo si comprende a fondo solo leggendo questo libro, che peraltro costituisce un unicum letterario, nel suo genere, sotto la prospettiva di raccontare non solo alcuni aspetti, del trasporto aereo civile, ma tutti insieme nel loro complesso evolversi, durante gli anni nei quali si dipana la storia di una donna che deve riuscire a combinare la vita di tutti i giorni e la dimensione parallela di una professione in cui gli orari, i luoghi, le abitudini e qualsiasi altro fattore rappresenti la ‘normalità’, praticamente non esistono.

Un mondo a parte, in sostanza, che comporta la assoluta relatività dei riferimenti di base di ognuno di noi: giorno, notte, distanze, persone che si incontrano abitualmente, cibo, abitudini, routine, stagioni. Dal libro emerge prepotente un mondo a sé che non è nessun luogo del mondo in nessun giorno del mondo, ed è al contempo dovunque: questa è la principale ragione del non poterlo immaginare. Chi vola per professione vive una realtà alternativa a qualsiasi altra, in continua e costante antitesi alla sua esistenza di riferimento, modificandone ed influenzandone l’evolversi in ogni istante, ad ogni scelta e ad ogni problema o gioia del proprio percorso.

Vivere costantemente con la valigia in mano significa svegliarsi alcune mattine di ogni mese anche in più di tre continenti diversi, pur avendo una casa da mandare avanti e riferimenti affettivi che contribuiscono a creare la base e l’essenza della propria stabilità.

Una vita, quella degli assistenti di volo, che si scoprirà piena di responsabilità per la sicurezza dei passeggeri, densa di aspetti poco visibili ai più, ma anche spesso capace di essere estremamente affascinante, ma anche attraversata da insidie, foriera di umanità profonda e momenti di vera ilarità: un’avventura continua, come si percepisce dal racconto e dallo stile di scrittura di Marina Iuvara.

Il libro riesce magistralmente a rendere tangibile questa esperienza e a fornire risposte alle moltissime domande che inevitabilmente prima o poi, si pone chi entra in contatto con una persona che ‘vola’ per lavoro.

Abbiamo fatto a Marina Iuvara, l’autrice, qualche domanda:

Davvero il primo volo è stato così emozionante?
Sì, molto. E il primo volo non è stato quello in cui ho fatto ingresso in un aereo per la prima volta con indosso l’uniforme, decisamente emozionata. Il primo volo è stato molti anni prima, quando ho immaginato quel momento: tutte le volte che guardavo un aereo passare e sognavo di partire, da ragazzina. Sognavo di viaggiare, di scoprire posti lontani, di conoscere culture che mi incuriosivano, le persone che le abitavano, la loro quotidianità, il loro modo di pensare. Per riuscire a fare questo lavoro devi amarlo, e per amarlo devi essere, in qualche misura, viaggiatore ‘dentro’. Non è un lavoro facile, e soprattutto credo proprio, dopo tanti anni, che non sia per tutti. Nella bilancia immaginaria del tuo equilibrio l’ago che misura la passione che senti deve essere sempre, fosse pure di un millimetro, superiore a quello della stanchezza, delle difficoltà, e di tutte le conseguenze che inevitabilmente girare continuamente il mondo porta con sé.

Come descriveresti il cambiamento che ha portato nella tua vita fare la hostess?
E’ una domanda cui è difficile dare una risposta univoca, perché le influenze sono molteplici, e soprattutto voglio sottolineare che ovviamente ognuno ha il proprio percorso. Ed è molto difficile riuscire a spiegare certe cose fino in fondo a chi non le ha mai vissute. Però c’è un aspetto che vorrei raccontare in questo modo: sono stata molto colpita da un film che ho visto tempo fa ed è “Human” di Yann Arthus Bertrand. Ecco, in questo lungometraggio, che ho trovato un vero capolavoro, il regista immette in modo genialmente semplice i racconti di molte persone di nazionalità ed esperienze diverse al centro della scena. Sono racconti di vita in sequenza, ognuno secondo la propria visione del mondo, secondo la propria storia, secondo la propria cultura. Alla fine resta dentro una sensazione di apertura, di riflessione differente dalle precedenti, rispetto alla propria vita: un angolo visuale innovativo e mai sperimentato prima. Una pietra di paragone è fondamentale, talvolta, per comprendere meglio certe cose che magari abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Puoi capire quanto è davvero relativamente pesante un masso, quando vedi per la prima volta una montagna. Ecco, senza naturalmente nulla togliere alla genialità di Arthus Bertrand, quello stesso schema da lui proposto io lo vivo realmente da oltre 25 anni. Se vi capitasse di vedere il film, o se lo avete visto, provate a focalizzare la vostra sensazione alla fine: sarà possibile con maggiore facilità comprendere come si sente una hostess quando torna a casa. Sarà possibile avvicinarsi a quello che succede al tuo modo di vedere le cose quando giri continuamente il mondo. Questo, naturalmente, come dicevo è solo uno dei tanti aspetti. Io nel libro ho cercato di raccontare tutto questo: di utilizzare la narrazione per far provare almeno in parte a chi lo vorrà, cosa significa fare questo lavoro così particolare da non avere eguali.

Credo tu ci sia riuscita bene, in effetti. Ma non vogliamo sottrarre argomenti a chi leggerà, e quindi ti chiediamo: consiglieresti, questo lavoro?
Lo consiglierei comunque a chi ama davvero, i viaggi. A chi li associa alla scoperta, al tragitto e non alla meta. Certo, è innegabile ed è sotto gli occhi di tutti che i tempi sono cambiati, rispetto a quando ho iniziato: sono cambiati i ritmi. Si vola molto e le soste si sono ridotte. Ma resta comunque l’unico lavoro che ha queste proprie peculiarità irripetibili, e le cose possono sempre cambiare. Per cui sì, ancora oggi lo consiglierei, ma alle stesse persone cui lo avrei consigliato in altre epoche, perché certe prerogative sono necessarie, per poterlo fare.

Scrivi ancora? Hai altri lavori, in programma?
Non ho mai smesso, di scrivere. Non so dire  quando riuscirò a terminare altri libri per la pubblicazione, perché nel frattempo, pur vivendo a Roma,  organizzo eventi culturali ed artistici presso l’associazione il “Circolo dei lettori”  nella sede della struttura ricettiva chiamata Marina Castellana a Castellana Grotte in Puglia. Inoltre dipingo, leggo e porto avanti la mia vita mentre giro costantemente il mondo: sai, non è facile per chi fa la hostess…

Vita da hostess, il mondo è la mia casa – Oakmond Publishing

Il libro è stato recentemente tradotto e pubblicato in francese, spagnolo, e russo (ebook). A breve sarà pronta la traduzione in portoghese.

Marina Iuvara è nata in Sicilia, alle falde dell’Etna. Vicino a quelle stesse cime che, secondo la leggenda, Polifemo scagliò contro Ulisse. E come quest’ultimo è da sempre attratta dal piacere della scoperta. Viaggia incessantemente per il mondo da oltre 25 anni, visitando ogni mese diversi continenti.

0 Comments