Shutdown, ‘malati’ migliaia di addetti sicurezza aeroporti Usa

  • On 16 Gennaio 2019
Posti di controllo chiusi in un aeroporto statunitense a causa dello shutdown
di Stefano Campolo

Passare dagli aeroporti statunitensi in queste settimane potrà essere particolarmente difficoltoso. A causa dello shutdown, la sospensione delle attività della pubblica amministrazione, da inizio anno centinaia di addetti alla sicurezza degli aeroporti restano a casa, ufficialmente per malattia, causando ritardi e lunghe code ai varchi sicurezza presidiati dai pochi colleghi rimasti. Sono almeno quattro gli aeroporti principali interessati dalla mancanza di lavoratori, il Jfk di New York, dove l’assenteismo ha coinvolto circa 170 addetti al giorno, gli aeroporti del North Carolina tra cui Charlotte e Raleigh-Durham che hanno registrato un aumento del 10 per cento delle assenze. La situazione peggiore in questi giorni è allo scalo Fort Worth di Dallas con assenze che toccano picchi tra il 200 e il 300 per cento rispetto alla normalità quando non arrivano a 30 gli impiegati che non si presentano al lavoro per i più diversi motivi.

I sindacati assicurano che non si tratta di un’azione organizzata, anche se la pratica di mettersi in malattia durante lo shutdown è stata presto ribattezzata “blue flu” – influenza blu dal colore delle camice indossate dagli addetti alla sicurezza della TSA, l’agenzia per la sicurezza dei trasporti statunitense. Per molti lavoratori in realtà si tratta di strettissima necessità. Il blocco delle attività amministrative infatti comporta anche la sospensione degli stipendi e molti tra i 55 mila dipendenti della TSA non si possono permettere di restare senza denaro neppure per qualche settimana. Centinaia, se non migliaia di questi operatori, cercano altri lavori temporanei per guadagnare il necessario a pagare le bollette, i mutui e le tasse scolastiche dei figli. Molti altri invece devono rimanere a casa per badare ai figli, impossibilitati a pagare baby sitter o asili.

L’impatto sulla funzionalità degli aeroporti americani finora è stato limitato, ma nelle prossime settimane, quando per la seconda volta consecutiva non saranno pagati gli stipendi, è destinato ad aumentare. Ci saranno meno corsie aperte ai varchi e tempi di attesa più lunghi, ben oltre i 30 minuti standard previsti dalla TSA. Alcune fonti sollevano possibili riduzioni degli standard di sicurezza (meno screening casuali alle persone, minor tempo per valutare il contenuto dei bagagli ai radar, ecc). Eclatante in proposito quanto accaduto il 3 gennaio e rivelato dalla Cnn in questi giorni: una donna si è imbarcata ad Atlanta per Tokyo con un’arma da fuoco nel bagaglio a mano. La persona afferma di aver dimenticato l’arma, ma i metal detector e dell’aeroporto non l’hanno minimamente rilevata. Tuttavia l’agenzia assicura che non si verificheranno problemi di sicurezza, ma ammette che i tempi di attesa ai controlli potrebbero allungarsi considerevolmente, specie se il blocco amministrativo si protrarrà a lungo. Avranno disagi minori i circa 7 milioni di cittadini americani iscritti al programma PreCheck, a pagamento, grazie al quale godono di minori controlli e in alcuni aeroporti di corsie preferenziali.

Come noto, durante lo shutdown gli impiegati pubblici dei servizi ritenuti non essenziali vengono sospesi dal lavoro e non ricevono gli stipendi. Durante questo periodo vengono mantenuti solo i servizi di assistenza sanitaria, servizi metereologici, riscossione di tasse, servizi di difesa militare e civile e il controllo del traffico aereo. I dipendenti della TSA, che controllano ogni anno 800 milioni di viaggiatori, fanno parte dei servizi considerati essenziali e quindi sono tra i 420 mila lavoratori federali  tenuti a lavorare senza stipendio in questo periodo.

In questo contesto ha fatto notizia il gesto di solidarietà dei controllori di volo canadesi che hanno deciso di offrire una pizza ai colleghi statunitensi, obbligati a lavorare senza stipendio. Come riporta il giornale inglese The Independent, migliaia di controllori di volo canadesi nei giorni scorsi hanno cominciato a pagare pizze ai circa 10 mila addetti americani. L’iniziativa, partita dal centro di controllo del traffico di Edmonton per i colleghi di Anchorage (Alaska), presto si è diffusa in tutto il paese.

Dal 22 dicembre gli addetti dei servizi essenziali sono senza paga e al momento non si sa quanto durerà lo shutdown che, in teoria, può proseguire per mesi o addirittura anni.

0 Comments