Ryanair rifiuta imbarco a ragazzina malata di tumore

  • On 25 Marzo 2019
di Stefano Campolo

Umanità e attenzione ai clienti sono concetti sconosciuti alle latitudini di Ryanair. Lunedì 18 marzo la compagnia aerea ha lasciato a terra una ragazzina di 16 anni, malata di tumore, che rientrava a casa in Sardegna da Bologna, dopo un ciclo di chemioterapia. Il personale di terra di Ryanair in servizio all’aeroporto di Bologna ha rifiutato l’imbarco e ha costretto la ragazza e i familiari che la accompagnavano a un viaggio in treno fino a Roma e ad acquistare un biglietto con un’altra compagnia aerea.

Il fatto è riportato dal quotidiano La Nuova Sardegna che ha raccolto la testimonianza dello zio della ragazza. La famiglia aveva chiesto l’assistenza speciale al momento della prenotazione per il volo Bologna Alghero, in partenza alle 6.30 del mattino, ma probabilmente è arrivata in aeroporto troppo tardi per fruirne. Per questo ci aveva rinunciato. Dopo aver fatto la fila per la consegna bagagli, una volta davanti al banco accetazione i viaggiatori si sono sentiti rispondere che il check in era già chiuso e che non avrebbero potuto imbarcarsi. Inutili le richieste di aiuto della famiglia, il personale di terra di Ryanair è stato inflessibile e ha spiegato che sarebbero dovuti rimanere a Bologna fino al mercoledì successivo, data del primo volo disponibile per Alghero.

“Alla ragazza va tutta la mia solidarietà”, afferma Laura Coccia, responsabile delle politiche sociali dell’Associazione europea dei giovani. “La prossima volta vai a testa alta verso il check-in. Perché nessuno ti sta regalando niente, nessun favore. È un tuo diritto”.

Infatti, ricorda Coccia, citando il comma 5 del regolamento europeo relativo ai diritti delle persone con disabilità e delle persone a mobilità ridotta nel trasporto aereo, “Le persone con disabilitá o a mobilità ridotta possono ricevere assistenza già fuori dell’aereoporto in corrispondenza delle porte di accesso. Sarà cura del personale di assistenza facilitare e velocizzare le pratiche per il check-in. In ogni caso, le compagnie devono permettere alle persone con disabilitá o a mobilità ridotta di saltare completamente la fila del check-in permettendo l’accesso nella fila dedicata al cosiddetto priority, dedicata solitamente ai passeggeri che abbiano acquistato un biglietto di categoria superiore”.

È evidente che questa operazione di “taglio della coda” è piuttosto fastidiosa e richieda una discreta faccia tosta perché si viene odiati da tutti gli altri passeggeri. “Ma è indispensabile considerare che la possibilità di saltare la fila non sia un privilegio da “casta” ma un’attenzione necessaria perché per noi aspettare in fila può essere molto, molto difficile”.

“Io stessa”, continua Laura Coccia, “ci ho messo molto prima di accettare con serenità che saltare la fila è un mio diritto come parcheggiare nei posti riservati ai disabili. Ma ho dovuto sopportare giornate di mal di schiena feroce, il mio prezzo da pagare per le attese. Quando ho capito che avere mal di schiena non era affatto normale ho iniziato a saltare la fila. E ai passeggeri normodotati chiedo di non guardarci come se fossimo privilegiati, anche perché non possiamo farvi provare l’effetto che fa saltare la fila, altrimenti dovreste prendere anche la nostra disabilitá… e qualcosa mi dice che non accettereste il cambio”.

Il problema che si è verificato a Bologna, conclude Coccia, “è dato probabilmente da un insieme di fattori: la famiglia e la ragazza non conoscevano alcune regole, la malattia della ragazza non è evidente e visibile a tutti come lo è invece una persona in carrozzina e infine la totale mancanza di flessibilità del personale di terra di Ryanair”.

La famiglia ha tentato comunque l’imbarco, ma al gate le porte erano già chiuse, anche se alcuni passeggeri stavano ancora salendo sull’aereo. La ragazzina e i parenti sono stati costretti a prendere un treno per Roma, spostarsi a Fiumicino e salire sul primo volo Blu Air diretto ad Alghero. “Io credo che in alcune situazioni l’umanità e la sensibilità debbano prevalere su tutto”, ha commentato lo zio.

Come dargli torto. Al di là del possibile ritardo della famiglia, è incredibile l’atteggiamento della compagnia aerea. Invece di aiutare i viaggiatori e contribuire a risolvere i problemi dei propri clienti cerca di ‘educarli’ infliggendo loro inutili quanto penose ‘sanzioni’ e costringe le persone a lunghi e costosi cambiamenti di programma. A Bologna mancava solo che il personale Ryanair esponesse un cartello con la scritta: “Così imparate!”. Leggendo questa storia, una cosa l’abbiamo imparata tutti: caso mai avessimo bisogno di supporto in viaggio non lo troveremo di certo con Ryanair.

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