Riconoscimento facciale, la biometria al servizio della sicurezza

Riscnoscimento facciale in un aeroporto giapponese
di Stefano Campolo

Aumenta, mese dopo mese, il numero di aeroporti internazionali dotati di tecnologie di riconoscimento facciale utilizzate per il controllo delle frontiere e per gli imbarchi. La preoccupazione crescente di attacchi terroristici e la necessità di ridurre i tempi di attesa nei sempre più affollati aeroporti sta spingendo la rapida diffusione di tecnologie innovative negli scali di tutto il mondo.

L’ultima sperimentazione in ordine di tempo è stata avviata a giugno 2016 nello scalo Hartsfield-Jackson di Atlanta. Fino al 30 settembre saranno coinvolti i passeggeri di un volo al giorno, dagli Stati Uniti al Giappone. Il sistema adottato mette a confronto l’immagine del volto presa al gate con una precedentemente scattata dai viaggiatori. Il test servirà alle autorità di frontiera (Customs and Border Protection) per verificare la capacità del sistema di verificare rapidamente e senza errori l’identità dei singoli passeggeri.

La sperimentazione fa parte della strategia del CBP per rendere più sicuro il sistema di ingresso e uscita dagli USA. La strategia è attuata attraverso l’identificazione biometrica per colmare le lacune biografiche e l’utilizzo di tecnologie emergenti nei controlli. Il Dipartimento della Sicurezza interna si propone di estendere la tecnologia biometrica a tutti i maggiori aeroporti statunitensi entro il 2018.

Il riconoscimento facciale è considerato uno dei sistemi più efficaci per garantire la sicurezza e accorciare le code, alle frontiere per i viaggiatori in arrivo e ai varchi sicurezza per quelli in partenza. Negli ultimi anni, Sita, azienda specializzata nelle nuove tecnologie applicate al settore aereo, ha installato negli aeroporti statunitensi oltre 300 chioschi self service che consentono di ridurre a soli 90 secondi il tempo necessario per il controllo passaporti di ogni persona. Può essere utilizzato da tutti i cittadini americani, canadesi e provenienti da quei paesi per i quali non è necessario il visto di ingresso, a patto di avere un passaporto elettronico provvisto di chip. Inserendo il passaporto nel lettore, il chiosco confronta i dati del chip con l’immagine del visitatore e, nel caso i dati coincidano, rilascia il permesso all’ingresso. L’intero processo dura pochi secondi, sostituisce per intero l’obbligo di compilare i moduli in aereo e, grazie al rilevamento biometrico, riduce enormemente la possibilità di errore umano. Sperimentato con successo per la prima volta a Orlando, in Florida, oggi questo sistema è stato adottato negli aeroporti di Los Angeles, Las Vegas, New York JFK, Miami e Boston.

In Italia, il primo aeroporto a dotarsi di tecnologia biometrica è stato il Leonardo Da Vinci di Roma. Realizzato sempre da Sita e installato al Terminal 3 a fine 2014, il sistema combina riconoscimento facciale e impronte digitali consentendo a tutti i cittadini dell’Unione europea in possesso di passaporto elettronico di abbreviare notevolmente i tempi di attesa per l’imbarco e lo sbarco. A inizio 2016, anche l’aeroporto di Napoli ha preso la via dell’automazione dei controlli di frontiera, riducendo i tempi di attesa a circa 20 secondi per gli oltre duemila passeggeri che ogni giorno attraversano la frontiera di Capodichino.

I primi in assoluto a sviluppare le tecnologie biometriche sono stati tuttavia gli israeliani, per i noti motivi di sicurezza più che come metodo per abbreviare le lunghe code ai controlli. Già dalla prima metà degli anni 2000 l’aeroporto di Tel Aviv aveva installato chioschi per il riconoscimento delle impronte digitali. E’ del 2010 l’introduzione di Unipass, un sistema a registrazione che rilascia una tessera. Associata al passaporto, la tessera consente ai passeggeri in partenza di fare i controlli sicurezza e bagagli in automatico.

Nel Regno Unito, dal 2011 i principali aeroporti sono stati dotati di lettori per il riconoscimento facciale per facilitare l’ingresso nel paese. Non facendo parte dell’area Schengen infatti, anche ai cittadini dell’Unione europea è richiesto il controllo passaporti. Negli aeroporti londinesi, specie la mattina quando arrivano decine di voli intercontinentali, ai banchi si formano lunghe code, con tempi di attesa spesso superiori ai trenta minuti. Gli e-gates invece, consentono ai cittadini dell’area economica europea (Ue più Islanda, Liechtenstein e Norvegia) in possesso di passaporto elettronico e a quelli preventivamente registrati provenienti da Australia, Canada, Svizzera, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud, Stati Uniti e Hong Kong di procedere direttamente ai cancelli per il riconoscimento ottico. Bastano pochi secondi alla lettura dell’iride che permette l’apertura del cancelletto e l’ingresso nel Paese. Gli e-gates sono disponibili a Birmingham, East Midlands, Edinburgh, Gatwick, Glasgow, Heathrow, London City, Luton, Manchester e Stansted.

Altri Paesi che hanno sperimentato tecnologie simili e sono in procinto di estenderle su vasta scala sono il Giappone e la Russia, oltre ad alcuni hub europei tra cui Francoforte che ha attivato il sistema Biopass dal 2014 e Dublino.

 

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