Perché applaudiamo sui voli Ryanair

Atterraggio di un volo Ryanair a Londra Stansted (photo credit Ronnie Macdonald)
di Stefano Campolo

Poco dopo che il comandante ha rilasciato i freni e chiuso gli spoiler, ancora sulla pista prima di svoltare verso il terminal, quando tutti si sentono in salvo scatta in automatico, rilassante e liberatorio. Ormai è un tratto distintivo, basta un alito di vento in più, una finta turbolenza, un colpetto appena brusco al carrello posteriore per innescarlo. Nei voli Ryanair, l’applauso dei passeggeri al termine dell’atterraggio è una consuetudine tale da essere diventato un cliché. Nonostante abbia contribuito a far scoprire a milioni di europei la comodità degli spostamenti in aereo, la compagnia irlandese non sembra essere percepita tanto seriamente dai suoi clienti. I quali, nel momento stesso in cui entrano nella cabina di uno dei 360 aerei della flotta Ryanair, sembrano regredire al brodo primordiale di viaggiatori occasionali, quelli per intenderci che prendono un charter ogni uno o due anni per la vacanza nel resort esotico tutto incluso.

E’ successo, immancabilmente, anche qualche giorno fa. Il volo da Trieste a Trapani è stato il classico, noioso spostamento da un estremo all’altro dell’Italia. Un’ora e 15 in aria senza una bava di vento, cielo velato abbastanza da rendere il panorama esterno una melassa grigia. A contendersi i 189 posti disponibili oltre 180 persone, per lo più siciliani pendolari settimanali del lavoro, giovani studenti e militari. Persone che, dalle parole rubate qui e lì, sfruttano spesso questo volo settimanale che collega il Nordest con la Sicilia occidentale. Su Trapani c’era qualche nuvola e pochi istanti prima di toccare la pista, un colpo di vento ha fatto leggermente inclinare l’aereo sulla destra. Subito ripreso dal comandante, il nostro volo ha fatto uno degli atterraggi più morbidi della storia dell’aviazione. Non abbastanza per evitare il solito battimani accompagnato da sorrisini complici, della serie “anche stavolta è andata bene” e da promesse improbabili, “questa è l’ultima volta”.

Mi sono chiesto spesso cosa spinga le persone a manifestare pubblicamente una paura irrazionale come quella di volare e il tentativo di coinvolgere altre decine di sconosciuti nel rito liberatorio dell’applauso. Ma, soprattutto, mi lascia perplessa la scelta selettiva dei voli o, meglio, delle compagnie aeree in cui si applaude dopo l’atterraggio. Perché Alitalia no e Ryanair sì? Qualcuno si sogna di battere le mani al comandante di un volo Lufthansa, Klm o Qantas? E, al netto delle differenze culturali per cui difficilmente riuscireste a coinvolgere in esuberanti applausi i viaggiatori asiatici, vi verrebbe mai in mente di far scattare una standing ovation su un volo Cathay Pacific, Ana, Korean o China Airlines?

Che sia una questione relativa al modello di business low cost? Forse, molte persone pensano che a essere bassi, oltre ai biglietti, siano gli standard di sicurezza e quindi si sentono sollevate e quasi sorprese quando, all’arrivo, constatano che non ci sono stati incidenti di sorta. La domanda tuttavia ci porta a una questione ben più seria e, cioè: quanto è sicura Ryanair?

La compagnia irlandese nel 2016 ha trasportato quasi 117 milioni di passeggeri a bordo dei suoi 360 Boeing 737-800, è attiva in 33 paesi con 86 basi che collegano in tutto 200 aeroporti e opera ogni giorno più di 1.800 voli. Nell’arco delle 24 ore, ogni 50 secondi decolla un aereo Ryanair. Dati che da soli però non bastano a stabilire quanto sia sicuro viaggiare con Ryanair. Il vettore irlandese dal 1985, anno in cui fu fondato, ha perso un solo aereo, per altro a causa di eventi non legati alle procedure di sicurezza e nessun incidente ha causato vittime. I dati disponibili on line riportano 9 incidenti negli ultimi venti anni. Di questi il più grave è accaduto il 10 novembre 2008 a Roma, quando il volo da Francoforte nella fase di approccio a Ciampino ha incontrato uno stormo di uccelli che hanno danneggiato la carlinga, le ali e i motori. In fase di atterraggio il carrello sinistro è collassato e l’apparecchio si è fermato al termine della pista. Non ci sono state vittime, ma i danni hanno reso poco conveniente la riparazione dell’aereo che è stato accantonato.

Per fare qualche paragone, Iberia lavora su circa 600 voli al giorno ma dal 2001 ha perso cinque velivoli, per fortuna tutti senza vittime, British Airways ne ha dovuti rottamare 3 in seguito a incidenti nel medesimo periodo e AirFrance (circa 1.500 voli al giorno) cinque dal 1999 con due di questi incidenti che hanno causato la morte di 341 tra passeggeri, equipaggio e persone a terra.

Molte delle perplessità sulla sicurezza di Ryanair derivano dall’impossibilità di applicare il programma di verifiche della Iata, la principale associazione delle compagnie aeree. Il programma si chiama IOSA (IATA Operational Safety Audit) ed è uno standard accettato a livello internazionale per la valutazione delle operazioni e dei sistemi di controllo di una compagnia aerea. Il motivo di questa mancanza è molto semplice, Ryanair non è socio Iata. Come non lo sono easyJet, Norwegian e Air Asia, tanto per fare tre nomi noti. E’ il motivo per cui il sito Airline Ratings assegna a queste compagnie un voto di 5 punti su un massimo di 7 in ambito sicurezza.

Il che non significa, però, che imbarcarsi su un volo Ryanair o easyJet sia più pericoloso rispetto a un volo pagato a prezzo pieno con una compagnia di bandiera. Anche perché, il modello di business low cost ha ampiamente dimostrato non solo la sostenibilità aziendale, ma anche di poter generare profitti consistenti. Dopo aver eroso fette di mercato ragguardevoli ai vettori tradizionali negli ultimi venti anni, oggi le compagnie low cost europee godono di piena salute economica e finanziaria. Non è possibile dire altrettanto dei Full Service Carrier che infatti sono costretti a inseguire e ad adattare i propri servizi in base al modello imposto dai concorrenti a basso prezzo.

Così, la prossima volta che volate Ryanair non lasciatevi prendere dalla paura. Del resto i ricavi del caffè venduto a bordo (3 euro), della valigia trasportata in stiva (24 euro) e delle migliaia di biglietti della lotteria venduti quotidianamente contribuiscono a gonfiare i bilanci della compagnia. Quindi rilassatevi e godetevi il viaggio. Tanto, anche in assenza di qualsivoglia motivo, il personale di cabina solleciterà l’applauso all’arrivo, facendo strombazzare la sirena con cui annuncia l’atterraggio con 10, 5 e perfino 2 minuti di anticipo. Proprio come è capitato a me nel volo di rientro da Trapani a Trieste.

 

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