Non sul mio volo

  • On 3 Aprile 2019
di Stefano Campolo

Dal primo volo commerciale di Tony Jannus tra St. Petersburg e Tampa, in Florida, il 1 gennaio 2014 fino alla creazione del mercato unico europeo, a metà anni Novanta, l’aereo è stato un mezzo riservato a pochi. Per decenni il trasporto aereo è stato un fenomeno di stile alimentato da personaggi famosi, attrici, rock star e capi di stato che all’arrivo o alla partenza si facevano fotografare sulla scaletta, impeccabili nei loro abiti sobri ed eleganti. Persino i Rolling Stones, in partenza per il tour del 1965, furono ripresi sulla scaletta dell’aereo in compunti cappotti blue, con il fondatore Brian Jones che sfoggia la cravatta, non proprio un simbolo di trasgressione, temperato dalla linguaccia di Jagger.

I nostalgici di quell’epoca trovano una gustosa carrellata di immagini qui.

A meno di non lavorare per qualche grande azienda o ente pubblico o fare l’agente di commercio, anche chi faceva parte della classe media si affacciavano nelle cabine pressurizzate molto di rado. E quando succedeva, era un evento, con regole di etichetta da rispettare. Ricordo ancora mio padre, a metà anni Ottanta, l’unica volta all’anno che tornava nella sua città natale spendendo in aereo un quarto o forse più dello stipendio mensile metteva giacca, cravatta e le scarpe buone: non era un turista in coda sull’Autosole. O il collega siciliano nell’Esercito che la sera prima del viaggio passava mezz’ora a selezionare la cravatta da abbinare alla camicia e regolarmente non ci prendeva. Viaggiare in aereo dava status: per poche ore, per un giorno ci si poteva sentire come una celebrità. Le compagnie aeree nazionali avevano un ruolo fondamentale nell’alimentare questo sentimento. Una volta un amico, era l’autunno del 1993, andai a prendere in aeroporto il giorno dopo, di rientro da un viaggio di studio in Irlanda. Uscì dall’aeroporto vestito come se stesse andando a un matrimonio e davanti al mio maglione colorato sopra i jeans sentì di dovermi una spiegazione: “Sai”, disse, “oggi ero con la compagnia di bandiera, mica un charter per studenti”.

Poi venne la deregolamentazione dell’Unione europea che aprì il cielo alla concorrenza, i prezzi dei biglietti scesero in picchiata e sulle scalette degli aerei cominciarono a salire a milioni. Il trasporto aereo è diventato più democratico, si vola per vacanza, per lavoro, per andare a trovare amici e parenti, spesso è più economico l’aereo del treno. C’è stata una progressiva massificazione nell’utilizzo di questo mezzo che ovviamente ha portato a bordo ogni sorta di genere umano. A scendere definitivamente a terra è stata l’etichetta e, molto spesso, la buona educazione. Lo spazio un tempo elitario e raffinato è diventato luogo comune che chiunque sente di poter utilizzare come proprio, perfino per liberare la vescica, quasi senza percepire e considerare la presenza di centinaia di altre persone.

Le piccole incomprensioni che un tempo venivano regolate con un “mi scusi” e con qualche battuta velenosa proferita sottovoce, oggi degenarono in liti sempre più violente e i giornali sono pieni di resoconti di scazzottate, episodi di razzismo, persone ubriache e moleste che costringono a dirottamenti e interventi della polizia.

I dati dicono che ogni tre ore la sicurezza di un volo in Europa è minacciata dai comportamenti violenti dei passeggeri. Almeno il 70 per cento di questi incidenti coinvolge una qualche forma di aggressione. Almeno una volta al mese la situazione è grave al punto da costringere l’aereo a effettuare un atterraggio di emergenza.

Solo a titolo di esempio, uno degli ultimi casi più gravi si è verificato a metà marzo su un volo Ryanair da Glasgow a Tenerife. Una donna stava andando in bagno senza indossare le scarpe e un passeggero, pare molto ubriaco già alle 6 del mattino, l’ha alzata di peso, dicendo che avrebbe dovuto stare in punta di piedi. Il fidanzato della donna è intervenuto per calmare la situazione. Ma una volta a terra, il litigio è ripreso e i due sono venuti alle mani. Una terza persona ha cercato di dividere i due uomini e si è ritrovato con il naso morsicato che spargeva sangue a fiotti.

Qui sotto il video della lite postato su Twitter da un altro passeggero.

Alterchi e passeggeri problematici sono all’ordine del giorno e per questo l’Agenzia europea per la sicurezza del volo in accordo con la IATA hano lanciato una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto che certi comportamenti possono avere sulla sicurezza dei voli.

Con una tendenza in crescita, questi incidenti hanno un impatto diretto sulla sicurezza dell’equipaggio e dei passeggeri, anche perché due volte su tre diventano aggressioni fisiche. Qualsiasi tipo di comportamento indisciplinato o aggressivo è spesso correlato a intossicazione da alcool e diventa un rischio per il normale funzionamento di un volo.

La campagna intitolata “Not On My Flight” richiama l’attenzione su esempi di comportamento indisciplinato e sulle conseguenze che i passeggeri devono affrontare. “Siamo felici di collaborare con la IATA per affrontare un problema che riguarda direttamente la sicurezza dei passeggeri e dell’equipaggio. Volare dovrebbe essere un’esperienza piacevole e sicura “, ha affermato Patrick Ky, direttore esecutivo di EASA in riferimento al lancio dell’iniziativa.

Il video della campagna

“I passeggeri indisciplinati sono una piccola minoranza ma le loro azioni possono avere un impatto sproporzionato su tutti gli altri. I passeggeri e l’equipaggio hanno diritto a un volo sicuro, privo di aggressioni e molestie. L’aumento del comportamento sregolato dei passeggeri è una grande preoccupazione per le compagnie aeree. I membri della IATA hanno approvato all’unanimità una risoluzione in occasione della nostra Assemblea generale annuale del 2014 che definiva le nostre priorità per affrontare gli incidenti, che includevano il lavoro con le parti interessate per sensibilizzare sull’importanza di questo problema. Siamo lieti di sostenere la campagna “non sul mio volo” dell’EASA, che speriamo possa concentrare l’attenzione su ciò che è accettabile e sulle conseguenze per i passeggeri se non rispettano le norme di sicurezza”, ha dichiarato Rafael Schvartzman, vice presidente di IATA per l’Europa.

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