5 cm di neve bloccano l’aeroporto di Bruxelles

Cinque centimetri di neve, forse meno, sono caduti su Bruxelles e l’aeroporto di Zaventem (photo credit)
di Stefano Campolo

Al momento in cui scrivo, le 17.30 dell’11 dicembre, ancora non sappiamo se riusciremo a partire né quando. I call centre della compagnia aerea, Brussels Airlines, sono intasati: quello belga è irraggiungibile dalle 12.30, quello internazionale dislocato in Svizzera prende la chiamata ma lascia l’utente in attesa. Dopo 45 minuti in ascolto di Michael Bublé, il mio telefono ha deciso che ne aveva abbastanza e si è spento senza appello. Francamente, ne avevamo abbastanza pure noi e con Jacopo (Tondelli), abbiamo ripreso la via della città.

Dopo 4 ore passate in aeroporto ad attendere informazioni che non arrivavano, voucher per i pasti distribuiti senza criteri uniformi (noi non siamo riusciti ad ottenerli), gate di imbarco affollati di passeggeri pronti a mendicare la minima notizia come fosse acqua nel deserto, ma desolatamente vuoti di addetti e una coda all’unico banco di assistenza clienti aperto lunga circa 250 metri (e infatti abbiamo rinunciato a incolonnarci), Bruxelles ci appare come una città pre-digitale. Un luogo molto più simile alla Roma tratteggiata da Fabio Salamida in quelle che potremmo chiamare “cronache dal medioevo” che alla “Washington Europea”, come viene definita la capitale dell’Unione dall’euforica retorica della giovane élite continentale.

È un ordinario lunedì mattina e Bruxelles si risveglia imbiancata da un po’ di neve e bloccata come un San Bernardo in una gabbia un metro per un metro. Sulle strade di accesso al quartiere europeo e al centro le auto restano in fila avanzando di qualche metro ad ogni luce verde di semaforo e il suono dei clacson cresce con il passare dei minuti. Le precipitazioni erano ampiamente previste, tutti i siti meteo europei mettevano “neve” nel secondo fine settimana di dicembre già da una decina di giorni. Anche domenica mattina per circa due ore è scesa la neve, per poi dissolversi tra pioggia e il vento gelido.

L’evento era quindi ampiamente previsto e prevedibile, ma questo lunedì mattina meno di cinque centimetri di neve hanno evidentemente preso di sorpresa la società di gestione dell’aeroporto di Zaventem, il principale del Paese e uno degli hub europei più frequentati (23 milioni di passeggeri l’anno). Alle 9.45 le piste sono state chiuse, l’ultimo aereo a partire è stato un volo della Iberia per Barcellona. Poi il silenzio ha avvolto l’intera struttura. Alcune centinaia di passeggeri già saliti nei rispettivi aerei sono rimasti a bordo anche tre ore e mezza in attesa di un via libera alla partenza che non è mai arrivato. Le migliaia all’interno del terminal vengono lasciati in attesa con informazioni contraddittorie o del tutto ignari di quanto sta accadendo. Mentre gli altoparlanti annunciano la chiusura dello scalo “causa neve”, al gate del volo per Milano Malpensa, un assistente ripete che l’aeroporto potrebbe riprendere le operazioni da un momento all’altro. Questo mentre, in contemporanea, i siti di informazione locale riportavano il comunicato con cui la società aeroportuale invitava a non recarsi in aeroporto causa forti nevicate. Tuttavia, il sito web dell’aeroporto indica solo qualche ritardo e francamente, cinque centimetri di neve a terra, sono tutt’altro che forti nevicate. Anche a Bruxelles.

Passano le mezzore e i segnali sono tutt’altro che rassicuranti: in alcuni gate di imbarco comincia la distribuzione di buoni pasto, la fila al banco informazioni e assistenza si allunga minuto dopo minuto. Alle 12.30 raggiunge i 250 metri e una connazionale con i figli afferma di aver percorso solo un paio di metri nell’ultima ora. I tabelloni con gli orari continuano a mantenere i voli in partenza. Aggiungono automaticamente i gate di imbarco come se tutti gli aerei fossero normalmente in partenza. Con Jacopo ci mettiamo in coda per i voucher per scoprire che ora non li distribuiscono più. Ci allunghiamo al self service dove veniamo informati che è possibile pagare solo in contanti: il sistema di trasmissione dati di carte di credito e bancomat non funziona. Il sospetto che non sia la neve la causa del blocco, ma un problema elettrico o informatico fa capolino tra il cous cous e il caffè e poi si materializza quando i tabelloni elettronici del terminal indicano la cancellazione in blocco di tutti i voli, mentre ancora 60 minuti più tardi le applicazioni indipendenti (io sono iscritto a 4 diversi servizi), e il sito web dell’aeroporto riportava la maggior parte dei voli in partenza o al massimo ritardati. Addirittura un’applicazione mi confermava che il mio volo per Venezia era partito e, purtroppo, l’avevo perso.

E’ l’alba delle 14 quando chiamiamo il call centre della Brussels Airlines, quello locale e quello internazionale basato in Svizzera. Nulla. Cominciamo a twittare compulsivamente, taggando l’aeroporto e la compagnia aerea nella speranza di avere risposte. Dopo ore, finalmente il sito di Brussels airlines avvisa che sono assicurati solo alcuni voli internazionali e chiede di telefonare al centro di assistenza. Meglio domani però, oggi sarà molto trafficato. Stiamo completando un giro vizioso e inconcludente, mentre centinaia o forse migliaia di passeggeri non sanno come recuperare le valigie già imbarcate e i treni in arrivo da tutto il Belgio continuano a vomitare all’interno del terminal viaggiatori illusi di poter partire.

Storditi dalla prova di inettitudine nel gestire una crisi meteo prevedibile e modestissima, dalla pochezza nell’assistenza clienti di aziende che si prendono in carico ogni anno le vite di milioni di persone, anche se solo per poche ore e confusi sulle coordinate reali in cui ci troviamo (davvero è questa la capitale europea?), ci rassegniamo a tornare in città con un treno, premurandoci di recuperare le ricevute dei biglietti da presentare alla compagnia aerea in fase di rimborso. Prenotiamo una stanza in albergo e continuiamo a cercare un contatto con l’assistenza per capire se e quando potremo ripartire, quasi più per curiosità che per effettiva necessità. Dall’account twitter di Brussels Airlines ci contattano: c’è una luce di speranza sotto la valanga! Un’illusione durata giusto lo spazio di un messaggio personale. Il silenzio torna a spadroneggiare. Sulla capitale europea scendono le luci della sera. I pochi centimetri di neve che la ricoprivano si sono sciolti in un pantano melmoso. Quella in cui è immersa Bruxelles e i suoi meccanismi di funzionamento delle infrastrutture è una palude ben più resiliente di qualche centimetro di neve.

 

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