Miracolo a Venezia, il wifi funziona

  • On 9 maggio 2018
L’interno dell’aeroporto di Venezia
di Stefano Campolo

La rotellina sul telefono ha finalmente smesso di girare a vuoto per decine di minuti. Le email arrivano e partono, così come i messaggi delle chat ed è possibile leggere un articolo di un giornale online prima del fatidico imbarco. Il wifi funziona, miracolo all’aeroporto di Venezia, verrebbe da dire. Per un anno, forse di più non saprei dire, non è stato così. La connessione gratuita offerta nelle aree partenze e arrivi è stata di fatto impraticabile. Una vera iattura, soprattutto per chi viaggia per motivi di lavoro e tenta di sfruttare ogni hotspot – così si chiamano i punti che permettono la connessione – per leggere, modificare o mandare documenti prima del viaggio o non appena sbarcato. Da marzo del 2017, sono passato dal Marco Polo, in arrivo o in partenza, almeno quaranta volte e a un certo punto, esasperato, ho ingaggiato una disputa a colpi di tweet con il fornitore del servizio di connettività, la società californiana Boingo Wireless Inc.

L’azienda è una multinazionale, nata nel 2001 e quotata al Nasdaq e da qualche anno è il fornitore di connettività per l’aeroporto Marco Polo di Venezia, così come di molti altri scali, stazioni ferroviarie e luoghi pubblici in tutto il mondo con una rete di oltre un milione di hotspot attivi. Il modello di business di Boingo è di offrire una connessione base gratuita per un determinato periodo di tempo (al Marco Polo sono 6 ore, a Gatwick 90 minuti) e promuovere i servizi premium con connessione veloce e sicura a pagamento. Le tariffe non sono popolari, in particolare se si ha bisogno di un po’ di rete per mezzora o un’ora una volta ogni tanto. Il costo per un’ora è di 4,95 euro, che scendono a 7,95 euro al mese con l’abbonamento.

Per le mie esigenze, potrei tranquillamente sfruttare le sei ore gratuite, anche perché credo si contino sulle dita di una mano i viaggiatori che ogni anno stanno all’aeroporto di Venezia per più di sei ore consecutive: non è un hub, ha pochi voli in coincidenza, pochissimi intercontinentali e il traffico supera di poco i 10 milioni di passeggeri l’anno.

Così, il 31 marzo 2017, indispettito per l’impossibilità di aprire il browser, ho staccato il wifi ho preso la linea telefonica normale e cominciato a twittare:

 

Lo scrivo anche in inglese e, per rafforzare il messaggio, metto il tag di qualche giornale regionale. Tempo due minuti e “bip”, ecco la risposta arrivare direttamente dal servizio clienti di Boingo. La leggete qui sotto con la mia replica (sì, quando sono di cattivo umore divento intrattabile)

Mi chiedono di scrivere in messaggio privato e lo faccio diligentemente. La conversazione, in inglese, è la seguente

Nel frattempo sono partito e poi arrivato a destinazione. A Madrid, per accedere a Internet ti devi sorbire 30 secondi di pubblicità e accettare i termini e le condizioni, poi è alta velocità pura. Decido di rinunciare alla connessione gratuita a Venezia per il resto dell’anno e ogni volta che metto piede in aeroporto, stacco l’antenna del wifi. Se ho bisogno di usare il computer, uso il telefono come hotspot o mi porto il modem portatile.

L’8 gennaio di quest’anno faccio un tentativo per capire se le cose sono migliorate, ma l’esito è la solita rotellina che si mette a girare per minuti e minuti alla ricerca del server. Che palle! si può dire?

Vagamente testardo (tradisco origini calabresi, anzi reggine doc), mi rimetto su twitter

 

La risposta è immediata, penso 30 secondi, forse addirittura meno, con una gentile addetta che mi chiede in quale terminal e in quale gate sono. A Venezia? C’è un solo edificio con un piano per gli arrivi (terra) e uno per le partenze (primo), fine del terminal e le porte d’imbarco reali non arrivano a venti. Mi sento preso in giro e chiudo la conversazione.

Per la caratteristica di cui sopra (testardaggine), il 7 aprile ritono all’attacco.

Anche questa volta la risposta non si fa attendere e la discussione con il servizio clienti di Boingo è quella dell’immagine sottostante.

Rinuncio e con me rinuncia anche l’assistenza di Boingo, visibilmente provata, anche se provano ancora a chiedermi gate e terminal.

 

Provo a scrivere alle relazioni pubbliche della Save per chiedere se sono a conoscenza del problema. Una risposta ancora non è arrivata. Decido che posso fare a meno di loro e peste mi colga se mai acquisterò connettività da Boingo.

Poi però, a inizio maggio, volevo aggiornare questo blog con un articolo. Ho aperto il computer che aveva ancora in memoria la rete wifi del Marco Polo e… miracolo, il wifi funzionava. Nulla di eccezionale per carità, la stessa azienda offre gratuitamente a Gatwick un servizio molto più veloce, ma almeno sono riuscito a completare quello che mi ero ripromesso. Sono partito, ripromettendomi di stendere questo breve resoconto.

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