Fiumicino, l’attesa infinita per l’assistenza

  • On 5 Novembre 2018
L’area di scambio a Fiumicino ha complicato e allungato i tempi di attesa per le persone disabili
di Laura Coccia

Da quando a Fiumicino è stato introdotto il nuovo sistema di assistenza per le persone disabili, atterrare nel più grande aeroporto italiano è diventata un’avventura sempre più spiacevole. Prima, ai bei tempi verrebbe da dire, il personale addetto all’assistenza ti prelevava dall’aereo ti accompagnava all’interno e poi fuori dall’aeroporto, con un percorso lineare, che ti consentiva di essere super veloce, soprattutto senza bagagli da ritirare. Ora è diventata un’odissea.

Ogni volta cerco di vedere se ci sono alternative, magari preferisco il treno, o ripiego su Ciampino, anche se questo vuol dire, spesso, arrivare in o da aeroporti secondari. Sabato 3 novembre 2018 sono atterrata da Budapest con volo WizzAir alle 14:05 perfettamente in orario che ha iniziato la discesa dei passeggeri alle 14:15. Dopo la breve attesa a bordo sono stata prelevata dall’assistenza e, con un pulmino adibito al servizio specifico, sono stata portata verso i gate d’ingresso. Primo stop: l’area parcheggio riservata era intasata e ho atteso a bordo almeno 10 minuti, fino alle 14:40 che la situazione si sbloccasse e potessi scendere in sicurezza. In pochi minuti sono arrivata in quella che ormai chiamo “zona di scambio”, perché nell’area del ritiro bagagli ci sono un paio di file di sedie recintate per l’attesa del cambio di operatore. Mentre tutti gli altri passeggeri ritirano i bagagli e se ne vanno, io che viaggio con il bagaglio a mano proprio per rendere tutto più veloce ed evitare di aspettare, inizio la mia attesa. E questa è la spiacevole novità.

Un’alternativa in realtà esisterebbe: uscire dall’aeroporto da sola, senza assistenza e, soprattutto, senza carrozzina dell’aeroporto. Ma avete idea di quanto sia grande l’aeroporto di Fiumicino? E quanto siano faticosi gli spostamenti all’interno quando ci si muove insieme agli altri passeggeri normodotati? Se si richiede l’assistenza non è, certamente, per passare il tempo in modo alternativo.

Le persone vengono prelevate dallo “scambio” in base all’ordine di arrivo, per cui c’è sempre un bel po’ da attendere. Alle 14:50 dopo che l’attesa è già cominciata da alcuni minuti, scatto la prima foto all’orologio perché voglio vedere quanto aspetterò; il personale che organizza gli scambi mi assicura che questa volta non aspetterò molto. Voglio crederle, almeno un po’. E mi metto in attesa. Passano i minuti. Alle 15 vengono a precisare che non manca molto, hanno percepito la mia insofferenza, devo ammettere di non aver fatto nulla per trattenerla. Non è giusto essere trattati come una valigia qualsiasi. Alle 15:15, finalmente mi caricano su una carrozzina e mi portano all’uscita che avevo richiesto, dove mi stavano aspettando. Il volo Budapest-Roma è durato 100 minuti, dall’aereo all’automobile ne ho impiegati 60. Se questo è un servizio…

Non so quale sia la ragione che abbia portato allo stravolgimento di un servizio che funzionava benissimo, anche confrontandolo con gli altri aeroporti internazionali, ma se si continua così dovrò pensare di fare a meno del servizio. Ma fare a meno del servizio per una persona con una disabilità grave come la mia vuol dire, di fatto, non viaggiare più.

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