Disabilità: dimenticati sull’aereo

  • On 10 Settembre 2018
di Laura Coccia

Il 25 luglio Anne Walifa Strike, atleta in carrozzina della nazionale paralimpica della Gran Bretagna è tornata a casa dopo aver partecipato ai Campionati Europei che si sono svolti a Berlino.

Arrivata all’aeroporto di Stansted con un volo Ryanair è stata lasciata a bordo dell’aereo per 45 minuti in attesa che arrivasse l’assistenza a prenderla, nonostante avesse prenotato il servizio diversi giorni prima, un episodio veramente grave ma purtroppo non un caso isolato. In un’intervista a The Guardian nella quale ha raccontato l’accaduto, l’atleta ha dichiarato: “Come persona in carrozzina è molto frustrante e mi ha messo a disagio essere bloccata e abbandonata su un aereo”. Ha perfettamente ragione, essere “dimenticati” da la sensazione terribile di essere in prigione, di non potersi muovere, perché si dipende completamente dal personale dell’assistenza che non arriva.

Purtroppo sono incidenti che capitano molto spesso. Anche a me è capitato qualche anno fa all’aeroporto di Memmingen (lo scalo che Ryanair usa per Monaco di Baviera), dopo una lunga attesa di sentirmi dire: “se hai fretta, l’aeroporto sta lì, puoi raggiungerlo anche a piedi” era serissimo e non era affatto pressato da qualche mia insistenza. Effettivamente l’aeroporto sarà stato distante massimo 100 metri dall’aereo, il problema è che io senza qualcuno che mi da una mano, non vado da nessuna parte.

Occorre ricordare che l’assistenza è indipendente dalla compagnia aerea, ma è gestita dall’aeroporto che garantisce il servizio alla mobilità dei passeggeri a mobilità ridotta, infatti, anche nell’aeroporto di Londra Stansted è previsto il servizio di accompagnamento, anche per le disabilità cosiddette “nascoste”. E allora come è potuto accadere un inconveniente simile? Spesso può capitare che gli operatori non siano a sufficienza, per carenze strutturali di organico o in caso di presenza simultanea di troppi passeggeri con disabilità.

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