Qualche dubbio sui controlli sicurezza

  • On 24 luglio 2018
Varco sicurezza all’aeroporto di Francoforte (photo credit Stefano Campolo)
di Stefano Campolo

Passare i controlli di sicurezza negli aeroporti è tra le cose che più infastidiscono i passeggeri. D’estate e durante i periodi di festa poi, è particolarmente noioso per i viaggiatori frequenti. Gli aeroporti si affollano di persone che hanno poca o nessuna dimestichezza con le procedure richieste e il loro impaccio contribuisce ad allungare le code. Quando sei di corsa e temi di perdere il volo, stramaledici la signora davanti a te che continua ad andare avanti e indietro facendo impazzire il metal detector perché ha la suola delle scarpe rinforzata o il signore che ha seppellito l’ipad sotto una montagna di camicie, magliette e calzini ed è costretto a smontare la valigia mostrando a tutti i le proprie preferenze di intimo. Scene di ordinario imbarazzo, disordine e stress si consumano ogni giorno davanti all’impietoso portale grigio con l’addetto in divisa che ti aspetta dalla parte opposta invitandoti con un cenno a passarci sotto e tu ogni volta hai un fremito, speri che non suoni, temi di essere perquisito, malmenato, arrestato per qualche misconosciuto reato di trasporto di oggetti metallici.

Eppure, come sa bene chi frequenta più di un aeroporto e non solo in Italia, poche cose sono aleatorie come l’applicazione di regole codificate a livello internazionale. Qui una guida fatta bene dall’Aeroporto di Venezia e qui le informazioni dettagliate sul sito dell’Enac con i riferimenti normativi. Può succedere e succede che nella stessa giornata, dovendo transitare da due o tre scali differenti la qualità e la quantità di controlli ai varchi sicurezza e in seguito ai gate d’imbarco cambi considerevolmente. Se ci sono migliaia di persone in partenza nelle ore successive e l’aeroporto non è sufficientemente attrezzato a riceverle, per forza i controlli saranno più lenti. Viceversa, negli scali meno frequentati o nelle ore di calma, aspettatevi di essere ispezionati con molta cura. Gli episodi vissuti personalmente sollevano però più di un ragionevole dubbio sull’efficacia della sicurezza aeroportuale nel suo insieme. Qualche esempio?

  • Liquidi – Ad aprile ai varchi del Marco Polo di Venezia un addetto mi ha fatto buttare la crema da barba perché il contenitore era da 150 ml contro i 100 previsti da regolamento. A luglio in partenza da Rodi avevo deciso di tentare la fortuna e di portarmi a casa shampoo, spry protettivo e crema doposole acquistati in vacanza e ciascuno in contenitori da 200ml. La ressa ai varchi era tale che mi sono fatto 40 minuti di fila, non ho dovuto togliere i liquidi dalla valigia, nonostante la mia segnalazione e nessuno li ha neppure degnati di uno sguardo. Avessi trasportato un bazooka smontato probabilmente sarebbe passato anche quello.
  • Cinture per pantaloni – A Zurigo non c’è verso di attraversare il varco con la cintura indossata senza che il metal detector si metta a strillare, a Venezia e Bruxelles la stessa macchina rimane muta come un pesce.
  • Scarpe – In tutti gli aeroporti statunitensi è obbligatorio togliersele, in Europa lo stesso obbligo vale ad Amsterdam e in pochi altri.
  • Giacche e maglie – devono sempre essere tolte, tuttavia a Londra Gatwick più volte mi è capitato di passare con il maglione addosso. A Genova, invece, complice la scarsità di passeggeri e forse la necessità di combattere la noia, ancora un po’ mi facevano passare nudo.
  • Oggetti appuntiti – Complici gli attentati di due anni fa a Bruxelles hanno sviluppato una certa sensibilità, quindi non vi sognate di lasciare le forbicine accanto allo spazzolino da denti nel bagaglio a mano. A Roma Fiumicino il ricordo degli attentati del 1973 e del 1985 è talmente sbiadito che più di una volta sono passato attraverso i controlli con forbicine o coltellini. Ma lo stesso vale all’aeroporto Canova di Treviso dove di recente sono transitato con un intero set di forbicine da manicure.
  • Controlli agli imbarchi – Sempre a luglio, a Pisa una madre aveva già oltrepassato il punto di imbarco, di fatto era già sull’autobus ed è tornata indietro perché aveva dimenticato la borsa con i rifornimenti per l’infante. L’assistente di terra le ha preso il documento e le ha restituito il pezzo di carta di imbarco precedentemente trattenuto, per poi riproporle lo scambio, documento/carta di imbarco, quando si è ripresentata. Una procedura che ha fatto incavolare le oltre 150 persone in piedi ad aspettare, ma comunque rispettosa dei principi base della sicurezza, ovvero bisogna controllare l’identità di chi sale a in aereo. Qualche settimana dopo a Venezia, due ragazzi sono stati fatti scendere a imbarco completato perché saliti “per sbaglio”. L’assistente di cabina non ha risparmiato alla coppia uno sguardo di biasimo, ma prima di tutto avrebbe dovuto prendersela con i colleghi al gate. È loro primaria responsabilità verificare la corrispondenza dell’identità e il possessore del biglietto.

Diventati ferrei dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, i controlli sono stati per quasi quindici anni una delle aree più critiche per gli aeroporti e una fonte inesauribile di stress per i passeggeri. Va riconosciuto, comunque, che negli ultimi tempi la maggior parte degli scali ha investito molto per migliorare questo settore e oggi sono rari i casi in cui le code ai varchi, anche nelle settimane di maggiore affollamento, superano i 5-6 minuti, mentre nella maggior parte dei casi si attestano sotto i 3 minuti.

Le aree di controllo sono state riorganizzate permettendo spesso a più persone contemporaneamente di mettere i propri effetti personali sui nastri, c’è del personale dedicato a smistare le file e a dare indicazioni preparatorie (toglietevi le cinture, separate i liquidi, computer e tablet vanno in una vaschetta a parte, ecc.), sono stati installati scanner sensibili che spostano i bagagli sospetti in una fila apposita dove vengono ispezionati a vista da un addetto; infine sono state create corsie preferenziali per i viaggiatori delle classi più alte, i viaggiatori con uno status di primo o secondo livello nei programmi fedeltà e tutti coloro che desiderano spendere qualche euro per saltare la fila e vedere l’effetto che fa.

Velocizzare le operazioni di controllo fa guadagnare tempo ai passeggeri che avranno quindi maggiore disponibilità per fare aggirarsi tra i negozi, mangiare o scegliere uno dei numerosi servizi ricreativi a disposizione. In definitiva, meno tempo passano in coda, più aumentano le possibilità che spendano. Quanto sia importante stimolare i consumi all’interno dei terminal lo rivela una recente ricerca dell’AIC – Airports International Council secondo cui a livello globale i ricavi non aeronautici pesano ormai per il 39,4 per cento dei bilanci aeroportuali, mentre gli incassi dovuti ai movimenti aerei e di passeggeri (le tasse aeroportuali, ma non solo), si attestano al 56 per cento.

A livello globale i ricavi degli aeroporti nel 2017 hanno toccato i 161,3 miliardi di dollari, con una spesa per passeggero pari a 7,12 dollari.

La distribuzione dei ricavi non aeronautici, secondo AIC è riconducibile all’affitto di spazi commerciali per il 28,8 per cento, ai parcheggi per il 20,5 per cento, a proprietà immobiliari per il 15 per cento e ad altre voci tra cui affitto auto, vendita di cibo e bevande, pubblicità per il restante 35,7 per cento.

La prossima volta che improbabilmente siete in coda a una fila interminabile di persone in attesa di passare sotto le forche caudine del metal detector, invece di imprecare, ringraziate il gestore aeroportuale, vi sta facendo risparmiare soldi togliendo tempo allo shopping. E non fatevi cogliere dall’ansia, le regole sono le stesse per tutti, ma la loro applicazione varia a seconda dell’aeroporto e di quanto è affollato il giorno della vostra partenza.

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