Bambini, compagnie aeree vs Trump

  • On 21 Giugno 2018
di Stefano Campolo

Non sui nostri aerei. Le principali compagnie aeree americane si schierano apertamente contro la Casa Bianca assumento una posizione politica senza precedenti. Lo scandalo sulla separazione dei bambini dai loro genitori da parte dei funzionari di frontiera statunitensi al confine USA-Messico ha attratto alcune delle maggiori compagnie aeree americane nel dibattito politico.

American Airlines, United Airlines e la low cost Frontier Airlines, con sede a Denver, mercoledì scorso hanno rilasciato dichiarazioni chiedendo al governo federale degli Stati Uniti di non trasferire nessuno dei bambini immigrati sui propri voli. Tutte e tre le compagnie aeree hanno dichiarato di non essere a conoscenza del fatto che alcuni bambini siano stati imbarcati in queste circostanze, ma hanno chiarito che non desiderano accada in futuro e  ribadito di non essere d’accordo con il principio di separazione delle famiglie in questo modo.


Questa politica è “in profondo conflitto con i valori della nostra azienda”, ha affermato l’amministratore delegato della United, Oscar Munoz, in una dichiarazione ufficiale. Stessa posizione del principale vettore al mondo secondo cui la politica attuata dall’amministrazione Trump “non è affatto allineata con i valori di American Airlines”. “Non abbiamo alcun desiderio di esser associati alle separazioni o, peggio, di trarre profitto da esse”, prosegue la dichiarazione di American Airlines. “La nostra compagnia” è invece la dichiarazione ufficiale di United, “ha l’obiettivo di mettere in connessione tra loro le persone e di unire il mondo. La separazione dei bambini dalle loro famiglie entra in conflitto profondamente con la nostra missione e non vogliamo esserne parte”.

Queste prese di posizione, avvenute prima che il presidente Trump firmasse un ordine esecutivo il 20 giugno per fermare le separazioni, sono insolitamente politiche per le principali compagnie aeree. Essenzialmente, si chiamano fuori rispetto all’operato del presidente degli Stati Uniti e della sua amministrazione.

La risposta ufficiale del’amministrazione non si è fatta attendere, con il segretario di stato Tyler Houlson (stampa e comunicazione) pronto a twittare


Alla fine però, Trump ha dovuto cedere, sembra su pressioni della First Lady Melania, e il 20 giugno ha firmato un ordine esecutivo per bloccare le separazioni dei bambini dalle loro famiglie.

Anche Delta è entrata nella contesa, ma solo dopo la firma dell’ordine esecutivo, ma non è di difficile interpretazione. “La missione di Delta”, afferma una nota, “è connettere le persone e siamo contro tutto ciò che va contro questa missione. Le notizie recenti di famiglie separate sono scoraggianti e non si allineano ai valori fondamentali di Delta. Applaudiamo l’ordine esecutivo dell’amministrazione che risolve il problema della separazione dei bambini dalle loro famiglie al confine degli Stati Uniti”. Rimane un’ambiguità di fondo in questa dichiarazione perché non si chiarisce se sta rimproverando Trump per l’iniziativa di separare i bambini dalle loro famiglie o lo sta lodando per il suo successivo passo indietro. L’ambiguità è probabilmente intenzionale.

Le prese di posizione di American, United e Frontier sono sbalorditive non solo e non tanto perché in aperto confronto con la Casa Bianca quanto perché sfidano senza remore l’ampia platea di opinione pubblica statunitense – e quindi di potenziali clienti – che supportano le politiche anti immigratorie di Trump senza alcun riguardo ai mezzi utilizzati. E lo hanno fatto non sulla base di un calcolo economico, ma per rispetto ai loro principi e valori.

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