Airly, una low cost di jet privati

Il King Air 350 di Beechcraft presenta una cabina curata nei dettagli (photo Beechcraft)
di Stefano Campolo

Jet privati low cost. Questa frase può apparire contraddittoria, eppure quanto sta avvenendo tra le aziende più innovative nell’aviazione sta facendo emergere un mercato finora quasi completamente inesplorato e in fortissima espansione in tutto il mondo. Il principio è semplice, condividendo i posti di un aereo privato su rotte selezionate, se ne abbattono drasticamente i costi. La condivisione apre il servizio di noleggio degli aerei a un’ampia platea di persone che viaggiano molto spesso e vedono negli aeroporti sempre più affollati un ostacolo alla produttività e un limite per la qualità della vita, ma non hanno risorse sufficienti per un servizio di aerotaxi né, tanto meno per noleggiare o acquistare in proprio un aereo.

La start up fondata da Ivan Vysotskiy, Alexander Robinson e Luke Hampshire, tre ragazzi tra i 28 e i 32 anni, promette di modificare profondamente il modo in cui gli australiani si spostano tra le due principali città dell’Oceania, Sydney e Melbourne. In cambio di un costo di iscrizione e una tariffa fissa mensile, Airly – questo il nome dell’azienda – offre voli illimitati, servizi di alto livello a terra e a bordo, garantisce di eliminare le code e di risparmiare fino a due ore per ogni viaggio di andata e ritorno.

Con 71 voli giornalieri in ciascuna direzione, il corridoio aereo Sydney – Melbourne è il terzo più trafficato al mondo. La  mancanza di collegamenti flessibili e veloci via terra è il fattore che più contribuisce ad affollare i cieli australiani. Tra le due città, ciascuna conta quasi 5 milioni di abitanti, ci sono due soli treni al giorno – uno al mattino e uno notturno ed entrambi impiegano 11 ore per percorrere 880 chilometri; d’altro canto la Hume Highway presenta ancora lunghi tratti a due corsie e, in ogni caso, il limite di 110 km orari non consente di coprire il tragitto in meno di 9-10 ore.

Il viaggio in aereo, tuttavia non è così veloce come si potrebbe pensare. La distanza in linea retta tra l’aeroporto Kingsford Smith di Sydney e il Tullamarine di Melbourne è di 706 km (381 nm), per intendersi, molto simile a quella tra Malpensa e Napoli (694 km – 375 nm). I collegamenti di linea coprono il percorso in 1 ora e 35 minuti. Ma questo è il tempo di volo, ovvero il periodo che va dalla chiusura del portellone all’aeroporto di partenza all’apertura in quello di destinazione. Per un calcolo effettivo del viaggio bisogna aggiungere i trasferimenti da e per la città, le code ai varchi sicurezza e i tempi di imbarco, mai inferiori a 40-50 minuti. Senza contare che gli aeroporti di Sydney e Melbourne sono le principali porte di ingresso e di uscita dell’Australia. Insieme muovono quasi 72 milioni di passeggeri l’anno con ripercussioni invetabili sulla congestione della viabilità di accesso, dei parcheggi e dei servizi aeroportuali. Sommando spostamenti, attese e volo, il viaggio da porta a porta tra Sydney e Melbourne supera le 4 ore, ammesso di portare esclusivamente il bagaglio a mano. Chi deve imbarcare le valigie, deve mettere in conto circa 5 ore. Per le centinaia di persone che ogni giorno si spostano per lavoro tra le due capitali, il viaggio rappresenta il principale motivo di stress.

Airly punta proprio a questo segmento di mercato, fatto di professionisti, aziende e manager pubblici per i quali è cruciale rendere produttiva ogni ora della propria giornata, attraverso un modello già sperimentato da qualche anno negli Stati uniti. Per prima cosa utilizza come terminali due aeroporti minori, Bankstown nella zona ovest di Sydney ed Essendon, pochi chilometri a nord di Melbourne. In entrambi il traffico è limitato a voli privati, ad alcune compagnie regionali che assicurano i collegamenti con l’interno e con la Tasmania e a un moderato traffico merci. Inoltre, sono ben serviti da una viabilità i cui volumi di traffico sono molto più bassi rispetto ai collegamenti con gli aeroporti principali. La quasi totale assenza di compagnie di linea operanti nei due scali, significa che si trova parcheggio con facilità, non ci sono code per ottenere la carta d’imbarco e i varchi di sicurezza sono perennemente vuoti. Il check-in può essere fatto fino a 15 minuti prima della partenza e le operazioni di imbarco e sbarco durano pochi minuti. La start up promette di restituire ai propri clienti fino a 2 ore di vita per ciascun viaggio di andata e ritorno. Due ore per la famiglia, gli amici, il divertimento e i propri interessi.

Anche i servizi a bordo tendono a standard molto più elevati rispetto ai tradizionali voli di linea. Gli aerei sono i turboelica King Air 350 della Beechcraft, ospitano solo 11 passeggeri, hanno interni in pelle e radica, sedili riscaldati, ampio spazio per muoversi e un tavolino pieghevole per lavorare.

La rapidità di accesso al servizio, le modalità operative e i livelli di comfort di Airly si avvicinano molto a quelli di chi possiede un aereo privato, ma a una frazione del costo.

Dal punto di vista del modello di business si intuiscono le novità più interessanti. Per volare con Airly è necessaria un’iscrizione, il cui costo è di mille dollari australiani (circa 650 euro). Ai membri è poi richiesto il pagamento di una tariffa fissa mensile che parte da 2.500 dollari e dà diritto a prenotare due voli con un sistema di crediti. Ad ogni volo fatto, l’iscritto riceve un credito che gli permette di prenotare un altro volo senza costi aggiuntivi, il processo può essere ripetuto all’infinito, consentendo, in teoria, di fare un numero illimitato di viaggi a un costo fisso. In reealtà, il numero limitato di voli e di posti disponibili su ciascun volo – undici – rende difficile volare spesso. Del resto, il modello studiato dai tre ragazzi funziona proprio così. Chi desidera poter prenotare in anticipo un numero maggiore di voli deve essere disposto a pagare una tariffa mensile più alta: la tariffa business è di 3150 dollari per 4 crediti, quella enterprise di 3750 dollari per 6 crediti. Come detto, ogni credito dà diritto a prenotare in anticipo un volo. La tariffa enterprise consente inoltre di avere un passeggero ospite per un volo di andata e ritorno ogni mese.

Altra particolarità è che Airly non opera direttamente il servizio di trasporto aereo. La start up si propone come mero agente nei confronti degli iscritti, mentre delega tutte le operazioni di trasporto a imprese con regolare licenza, certificate e accreditate presso le autorità australiane. Gli aerei presi in licenza o acquistati da Airly vengono dati agli operatori incaricati dei voli in “dry leasing”, cioè senza equipaggio, assicurazione, servizi di manutenzione e assistenza a terra.

Come detto, il modello non è una novità assoluta. Negli Stati uniti, sono numerose le start up attive nel settore dei jet privati condivisi con il sistema dell’iscrizione. Le più note sono Blackjet, SurfAir, Wheels Up e Rise, imprese nate con lo scopo specifico di portare nei cieli i principi della sharing economy. Negli ultimi anni, comunque, molte imprese specializzate in aerotaxi o noleggio aerei hanno convertito il proprio modello di business dal servizio individuale a quello in condivisione. Anche in Europa stanno cominciando a svilupparsi servizi simili con aziende come la francese Le Jet e l’inglese Private Jet Club entrate recentemente in un settore fino a poco tempo fa dominato dalla compagnia svizzera Albinati.

 

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