A Bruxelles ci vuole pazienza

  • On 9 Ottobre 2018
L’ingresso del terminal T dell’aeroporto di Bruxelles
di Laura Coccia

Se, come me, potete camminare senza la carrozzina, prima di partire per Bruxelles occorre valutare bene se portarla o meno. Infatti, il pavé che ricopre le strade della capitale belga, l’inaccessibilità di moltissimi luoghi pubblici per la diffusa presenza di gradini agli ingressi e le scale per raggiungere i bagni rendono questa città molto difficile. Se non si può scegliere, bisogna controllare preventivamente strutture e percorsi. Per quanto riguarda gli hotel, consiglio fortemente le grandi catene internazionali come Thon e Ibis che garantiscono l’accessibilità standard degli spazi.

L’aeroporto di Bruxelles Zaventem è molto particolare per quanto riguarda la gestione dell’assistenza delle persone con disabilità. Quando il volo atterra, arriva un operatore sopra l’aereo a prendere il passeggero con disabilità, come sempre, e lo accompagna all’ingresso dell’aeroporto. Qui, a volte, avviene un cambio di operatore che prende in consegna il passeggero usando una carrozzina dell’aeroporto, molto simile al carrello bagagli e terribilmente scomoda, l’alternativa è una macchinetta elettrica poco più grande di quelle presenti sui campi da golf. Poi si arriva al primo piano, nella zona del ritiro dei bagagli e, passata un’altra porta, si cambia nuovamente mezzo e si indica all’operatore dove si preferisce andare.

Solitamente prendo il taxi anche perché arrivo molto tardi la sera con l’ultimo volo di Ryanair o di Brussels Airlines da Roma ma se si scelgono mezzi differenti ci sono soluzioni più pratiche. Se si sceglie il treno per esempio, ci sono soluzioni dirette per diverse zone di Bruxelles per le quali occorre prenotare l’assistenza per i passeggeri con disabilità.

Per il ritorno la situazione è molto più complessa ed è utile leggere le informazioni fornite dall’aeroporto stesso. Non esiste il servizio che viene a prendere il passeggero ai banchi del check-in, ma si viene invitati a recarsi al punto di incontro. E qui inizia il problema. Il punto di incontro non è una sala, ma esattamente un punto del corridoio nel quale ci sono le biglietterie delle compagnie, che è delimitato da un nastro elastico, senza nessuna indicazione specifica. Inoltre, l’accompagnatore non può stare con la persona disabile, ma si viene separati, a meno che non si prenda una delle carrozzine a disposizione (le stesse orribili dell’andata) e andare per conto proprio. L’unico vantaggio è la corsia dedicata per superare i controlli. Arrivate il gate e poi, alla fine, attendete un altro operatore che vi assiste fino a bordo dell’aereo.

Insomma, se andate a Bruxelles siate pazienti.

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