Mancano piloti, viaggiare costerà di più

  • On 31 Luglio 2018
di Stefano Campolo

Il costo dei trasporti è destinato ad aumentare nel medio periodo. Quella che fino a pochi mesi fa era una sensazione, sta assumendo solidità con dati provenienti da diversi settori. Il quinto rapporto annuale appena pubblicato da Carlson Wagonlit Travel fa una previsione abbastanza precisa di quali saranno i costi in più per volare e dormire in albergo nel 2019.

VOLI

La sostenuta ripresa economica e l’aumento del prezzo del petrolio sono i principali fattori che, a livello globale, l’anno prossimo faranno salire del 3,7 percento i prezzi degli hotel e del 2,6 percento quelli dei voli. Un impatto lo avranno anche le politiche protezionistiche, come la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, le implicazioni della Brexit, specialmente sul mercato regionale europeo e la domanda di piloti che continuerà ad aumentare in un trend che secondo la multinazionale canadese CAE non si arresterà prima del 2027. Nei prossimi dieci anni 255 mila piloti saranno necessari per soddisfare la crescita dell’aviazione commerciale mondiale e per sostituire i pensionamenti.

Altro fattore che contribuirà a far salire le tariffe aeree sarà il ricorso a una sempre maggiore segmentazione delle tariffe, cioè il tentativo delle compagnie aeree di separare i costi di trasporto di base dai servizi considerati “extra” come lo spazio per le gambe, allo scopo di migliorare la resa economica.

A livello regionale si possono notare dinamiche specifiche: alcuni paesi vedranno aumenti a due cifre mentre altri vedranno modeste cadute dei prezzi, e questo indipendentemente dall’andamento dell’inflazione che comunque rimarrà bassa. Gli aumenti maggiori si registreranno in Europa Occidentale dove sono previsti aumenti complessivi del 4,8 per cento e la percentuale è temperata dalla forte concorrenza delle compagnie low cost. Gli incrementi maggiori dovrebbero verificarsi in Norvegia (11,5 per cento), Germania (7,3 per cento), Francia (6,9 per cento), Spagna (6,7 per cento), Italia (5,5 per cento), Regno Unito (5,5 per cento) e Danimarca (5,1 per cento).

D’altra parte, i paesi dell’Europa Orientale, del Medio Oriente e dell’Africa subiranno un calo del 2,3 per cento e del 2 per cento rispettivamente. L’Asia-Pacifico, l’area economicamente più dinamica in questo decennio, vedrà un aumento del 3,2 per cento delle tariffe aeree nel 2019. Continua la forte espansione del mercato aereo cinese che si rifletteranno sul costo dei biglietti con maggiorazioni nell’ordine del 3,9 per cento. Ma saranno Nuova Zelanda (7,5 per cento) e l’India (7,3 per cento) a registrare i picchi di aumento nella regione, dove invece in Giappone ci si aspetta una calo dei prezzi del 3,9 per cento. Dall’anno prossimo infatti, in previsione dei Giochi Olimpici del 2020, gran parte delle compagnie aeree aumenta l’offerta di posti per e da l’arcipelago nipponico.

Modesti invece i rincari nel Nord America dove non dovrebbero superare l’1,8 per cento. Negli Stati Uniti a spingere in alto i prezzi sarà la frammentazione tariffaria che comporterà una diminuzione dei posti disponibili a bordo.

Buone notizie per chi viaggia in America Latina con le tariffe aeree previste in calo del 2 per cneto con lievi aumenti in Messico e in Colombia. Il Cile sarà l’eccezione con un aumento robusto, previsto intorno al 7,5 per cento.

Per quanto riguarda i viaggi a lungo raggio, la tendenza è di crescita del numero e dei vettori che li offrono. Rispetto a dieci anni fa si sono moltiplicati i voli ultra lunghi. Un tempo terreno esclusivo delle compagnie tradizionali (FSC), oggi sono già 21 nel mondo le imprese low cost che offrono voli intercontinentali. Di queste, 10 sono in Asia. Nel 2019 è atteso un aumento consistente dell’offerta da parte dei vettori low cost e la risposta delle compagnie tradizionali dovrebbe essere un abbassamento consistente delle tariffe aeree.

HOTEL

Anche i costi di alloggio variano da regione a regione, con i prezzi degli hotel probabilmente in aumento del 5,1 per cento nell’area Asia-Pacifico, con la Nuova Zelanda che si distingue nuovamente con un aumento dell’11,8 percento. L’Europa occidentale vedrà i costi degli hotel aumentare mediamente del 5,6 per cento con crescite sostanziali in Norvegia (11,8 per cento), Spagna (8,5 per cento), Finlandia (7,1 per cento), Germania (6,8 per cento) e Francia (6,8 per cento). I prezzi del Nord America aumenteranno del 2,1 per cento con il Canada (5 per cento) superando gli Stati Uniti (2,7 per cento). I prezzi degli hotel scenderanno nell’Europa dell’Est (-1,9 per cento in meno), in Medio Oriente e Africa (in calo dell’1,5 per cento) e in America Latina (-1,3 per cento in meno). Le eccezioni in America Latina saranno il Cile (+ 6,4 per cento), il Perù (+ 2,1 per cento) e il Messico (+ 0,6 per cento).

                       

Nel settore dell’ospitalità, rimangono tutte le incognite dovute all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Nel momento in cui è stato redatto il rapporto e nel momento in cui scriviamo, non è stato raggiunto un accordo di nessun tipo tra UK e UE. Il 29 marzo 2019 potrebbe dunque materializzarsi il famigerato no deal. “Difficile fare previsioni sull’impatto della Brexit”, afferma il rapporto CWT. “Al momento non si vede nessuna conseguenza sugli hotel britannici, ma l’influenza sull’ecosistema economico e sulla facilità di spostamento delle persone rimangono questioni aperte. In particolare va ricordato che il 38 per cento del personale impiegato nel settore dell’ospitalità in Gran Bretagna è di nazionalità europea. L’eventuale carenza di staff potrebbe portare velocemente a un peggioramento dei servizi. Inoltre, la Gran Bretagna potrebbe essere percepita globalmente come inospitale, eventualità compensata da un possibile calo del valore della sterlina. In questo caso, il Regno Unito diventerebbe una destinazione privilegiata per lo shopping. Infine, un rincaro dei prezzi del cibo, potrebbe avere un impatto significativo sul settore.

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